
La caduta del Muro di Berlino, vent'anni dopo.
Ricordo benissimo l'emozione di quel momento, perchè non sembrava affatto che potesse accadere così velocemente. Stavamo lì, attoniti, io e mio padre, quella sera del 9 novembre, con la cena che si raffreddava, guardando la gente che picconava il muro e ci saliva sopra, ebbra di gioia.
Il mondo dell'Europa divisa finiva per sempre: così, in un attimo, come se qualcuno avesse spento un interruttore.
Ma se l'Europa non era più divisa, forse anche il mondo non lo era più.
Era un concetto così spaventosamente meraviglioso che la mente faticava a comprendere.
Si capiva, si intuiva, che se la Germania Est, ma soprattutto la Russia aveva permesso che ciò accadesse, se non aveva mosso un dito per proteggere una frontiera che definire fino a quel momento blindata era un pallido eufemismo, dove tante persone erano morte cercando la fuga da un paradiso di piombo, allora doveva essere accaduto qualcosa di enorme e assolutamente impensabile: soprattutto a Mosca, nel monolite sovietico.
Guardando i berlinesi dell'est e dell'ovest che si abbracciavano, le famiglie finalmente riunite e in lacrime per la gioia, i ragazzi seduti a cavalcioni del muro che esultavano felici, quelli che prendevano a picconate rabbiose quel simbolo grigio di divisione invalicabile, sembrava di essere improvvisamente proiettati su una barca diretta verso l'ignoto, divenuto in quell'istante carico di attese e di promesse di una pace infinita e stabile.
Ancora una volta, a Berlino, una delle città più belle, significative e pregne di storia che mi sia mai capitato di visitare, passavano le vicende che avrebbero condizionato il mondo: questa volta, per fortuna, in positivo.
I postumi della Seconda Guerra Mondiale erano finalmente svaniti: sembrava che ormai agli uomini bastasse solo essere buoni, credere nella pace e costruire insieme il futuro.
Non tutte quelle promesse si sono ancora realizzate: però, se si mantiene vivo quello spirito, nulla è impossibile.
Colui che permise l'accadere di quei fatti fu Gorbaciov, che aveva preso il potere sovietico ma, al contrario dei predecessori, avviò una serie di riforme volte a rendere il sitema russo più "trasparente" ( qualcuno ricorderà la "Gladnost" di cui lui parlava sempre ): nessuno però aveva capito fino a che punto voleva arrivare. Molti russi lo considerano ancora oggi un traditore dell'Impero sovietico. Ma lui agiva in un'ottica mondiale: forte anche di un'amicizia molto forte e fino a quel momento impensabile col Presidente americano Regan, dopo aver stabilito con lui la riduzione degli armamenti atomici e disinnescato la "guerra fredda", pensava che tutto il mondo, e quindi anche la Russia, avesse più da guadagnare che da perdere con la fine della contrapposizione frontale est-ovest.
E poi in Polonia, anche a seguito della visita di Papa Wojtila, quando di fronte a una piazza stracolma di fedeli connazionali pronunciò il suo famoso " non abbiate paura" , era già sorto "Solidarnosc" il sindacato cattolico di Walesa, una organizzazione poplare alternativa a quella comunista, troppo radicata tra la popolazione per pensare di estirparla senza un bagno di sangue tremendo che Gorbaciov, per fortuna, non pensò mai di mettere in atto.
Quello fu il granello di sabbia nel monolite sovietico che mise le premesse perchè quel mondo si sgretolasse, perche dimostrò a tutti, specialmente agli altri paesi dell'Europa dell'Est, che si poteva osare reclamare la propria identità.
E' incredibile come anche solo pochi uomini possano cambiare la storia e dissolvere cappe di odio e terrore che sembravano indissolvibili.
Adesso, dopo 20 anni, sta a noi tutti continuare quell'opera di edificazione della libertà e della pace.

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